Nell’ambito dell’Iniziativa Comunitaria Occupazione - NOW il CITHEF S.c.a.r.l. ha promosso un progetto dal titolo "Pari Opportunità e Finanza d’impresa" finalizzato all’individuazione di strumenti di sostegno alla creazione ed allo sviluppo di nuova imprenditoria femminile. L’intervento si articola in due fasi: attività di ricerca e attività di informazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui risultati ottenuti.
L'attività di ricerca si compone di una fase desk ed una field.
Nel corso dell'attività desk sono stati individuati i contributi teorici più significativi nell’ambito della letteratura economico-aziendale italiana ed internazionale, allo scopo di verificare l'opportunità di realizzare un Fondo di garanzia, finalizzato, in particolare, allo sviluppo dell’imprenditorialità femminile.
La validità delle ipotesi formulate in questa fase è stata subordinata alla verifica sul campo, attraverso interviste ai soggetti interessati, soprattutto per quanto concerne le caratteristiche ed i fabbisogni specifici dell’imprenditorialità femminile. Oggetto dell'indagine è stato un campione di 180 donne, residenti nella regione Campania, con età superiore a 18 anni, selezionate in base al loro status di appartenenza a determinate categorie lavorative, facenti parte del gruppo bersaglio:
- imprenditrici;
- occupate (lavoratrici dipendenti);
- disoccupate;
- rientranti nel mondo del lavoro.
Le informazioni sono state raccolte mediante un questionario inviato a mezzo fax alla maggior parte delle donne imprenditrici, oppure sottoposto tramite intervista diretta a donne appartenenti al campione di riferimento. I nominativi delle donne imprenditrici sono stati gentilmente forniti da associazioni di categoria (AIDDA, ASCOM, CONFCOOPERATIVE) oppure da esponenti del CITHEF stesso.
Il questionario è stato articolato in otto aree tematiche, con domande a risposta chiusa.
- Informazioni sul soggetto.
- Status economico (differenziato per le diverse categorie del gruppo bersaglio).
- Impedimenti o difficoltà relativi all'attività d'impresa.
- Proposte per la soluzione delle difficoltà indicate nell'area precedente.
- Conoscenza degli strumenti agevolativi.
- Settore creditizio (rapporti con il sistema bancario e difficoltà nell’accesso al credito).
- Conoscenza dello strumento dei Fondi di garanzia.
- Conoscenza di CITHEF.
I risultati emersi dalle interviste presentano interessanti spunti di riflessione per ognuna delle aree tematiche del questionario.
Riguardo all’età vi è stata una distribuzione abbastanza uniforme tra le varie fasce, con una lieve prevalenza di donne dai 26 ai 30 anni (27,2%), seguite da quelle nella fascia compresa tra i 36 ed i 45 anni (23,9%).
Il campione intervistato è risultato avere, complessivamente, un livello di scolarità medio-alto; infatti, il 53,3% possiede un diploma, il 31,7% una laurea e l’11,1% ha anche conseguito una specializzazione post-laurea.
La maggior parte del campione (51,1%) non ha vincoli matrimoniali, con una netta prevalenza di donne "libere" all'interno della categoria delle disoccupate (75,8%) e delle imprenditrici (51,7%). La maggioranza delle donne ha dichiarato di non avere figli (53,9%).
Riguardo all'area "status economico", le imprenditrici risultano operare prevalentemente nel settore dei servizi (50,7%) e, quasi con la stessa percentuale (tra il 17% e il 18%), nel commercio e nell'industria, mentre trascurabile appare la quota di coloro impegnate nei settori dell'agricoltura e dell'artigianato. La scelta della forma giuridica dell'impresa privilegia la società di persone (35%) ed in misura leggermente inferiore la società di capitali (33,3%).
Interessante appare il dato relativo alla fondazione dell'azienda; infatti, quasi il 60% delle donne intervistate ha dichiarato di aver fondato la propria azienda; in un terzo dei casi l'azienda è stata invece fondata da un familiare.
Il ruolo ricoperto dalle donne nell'impresa è in prevalenza quello di socio (33,3%) ed amministratore (23,3%) e più di rado quello di dirigente (solo il 6,7%). Riguardo alle esperienze lavorative precedenti l’avvio dell’attività imprenditoriale, è indicativo il dato secondo il quale le donne intervistate provengono per il 33,3% da un lavoro dipendente svolto, nella maggioranza dei casi, nel medesimo settore di attività di quello dell’impresa attuale (70%); per il 20% da un lavoro autonomo, anche in questo caso nello stesso settore (58,3%).
Per ciò che concerne il resto del gruppo bersaglio, la maggioranza delle donne intervistate ha dichiarato di aver pensato almeno una volta di intraprendere un'attività in proprio.
Come ampiamente emerso anche dal lavoro di ricerca del progetto, l’accesso al credito (48,5%) è risultato essere il principale ostacolo alla creazione ed all’avvio di un’impresa, seguito dalla scarsa propensione al rischio (27,0%) e dalle difficoltà strettamente connesse alla condizione femminile (19,8%). Le maggiori difficoltà indicate invece per quanto riguarda, invece, l’attività di gestione di un'impresa, hanno visto prevalere la mancanza di tempo a disposizione legata agli impegni familiari (30,8%), l’accesso al credito (26,7%) e le difficoltà riconducibili alla condizione femminile (25,8%).
Conseguentemente, secondo il campione intervistato le possibili soluzioni alle difficoltà precedentemente esposte sono costituite soprattutto dall’opportunità di ottenere facilitazioni per l’accesso al credito (55,0%), soluzione indicata sia singolarmente che assieme ad altre, ma anche da un maggior riconoscimento del ruolo delle donne nel mondo del lavoro; minore importanza risulta essere attribuita ad un miglioramento del sistema della formazione (18,3%).
La conoscenza di strumenti di agevolazione creditizia, in generale o specificamente rivolti alle donne è abbastanza diffusa (59,4%). Tale percentuale è naturalmente più elevata per le imprenditrici (68,3%), ma è interessante notare che anche le disoccupate hanno fornito un elevato numero di risposte affermative (60%). La forma di agevolazione più conosciuta da parte del campione preso in esame è quella dei contributi a fondo perduto per investimenti (76,6%), seguito dalle facilitazioni per l’accesso al credito (27,1%), mentre la conoscenza di tutti gli strumenti agevolativi suggeriti è risultata del 10,3%. La grande maggioranza delle donne intervistate ha dichiarato di conoscere tali strumenti agevolativi soprattutto grazie ai comuni mezzi d’informazione (63,5%), grazie al passaparola (23,4%) oppure a consulenti e professionisti (22,4%).
Nonostante complessivamente il campione intervistato abbia dichiarato di essere informato dell’esistenza degli strumenti agevolativi indicati, la percentuale che ne conosce il funzionamento o le modalità di applicazione è risultata decisamente bassa: il grado di conoscenza è, infatti buono solo nel 29% dei casi, scarso nel 57,9%, e addirittura nullo nell’11,2%.
La maggioranza delle donne intervistate ha dichiarato di avere talvolta ipotizzato il ricorso a degli strumenti agevolativi (63,1%), percentuale ovviamente molto alta in particolar modo per le imprenditrici (82,6%).
Per ciò che concerne i rapporti con il sistema bancario, esso risulta essere prevalentemente limitato all’apertura di semplici conti correnti (79,5%), mentre solo il 12,8% del campione ha dichiarato di usufruire di finanziamenti a breve termine; trascurabile (3,3%), infine, appare la quota di coloro che utilizzano strumenti di finanza innovativa.
Le difficoltà maggiori emerse dalla interviste riguardo all’accesso al credito sono state identificate nelle eccessive garanzie richieste da parte degli istituti bancari o finanziari (53,3%); un limite ulteriore è poi rappresentato dall’imposizione di elevati tassi d’interesse per il prestito di capitale (29,5%), mentre il 31,1% ha citato la scarsa attenzione alle iniziative imprenditoriali proposte.
Complessivamente, il 38,9% del campione ha ritenuto che le donne debbano affrontare problemi maggiori rispetto agli uomini, relativamente all’accesso al credito; in particolare, tale convincimento è stato espresso dal 52,4% delle donne rientranti e, dato senz’altro molto indicativo, dal 43,3% delle imprenditrici.
La naturale conseguenza di quanto emerso in precedenza è che il 75% delle donne intervistate ritiene necessaria l'esistenza di strumenti di agevolazione creditizia dedicati esclusivamente alle donne. Tale convincimento è stato espresso soprattutto dalle rientranti nel mondo del lavoro (90,5%), dalle imprenditrici e dalle disoccupate (73,3%).
In tal senso, la quasi totalità delle donne intervistate ritiene che sia di particolare utilità l’attivazione di uno strumento, come il Fondo di garanzia, che consenta di ridurre le garanzie che le imprese devono offrire per ottenere un finanziamento (93,3%). Tuttavia, il grado di conoscenza delle modalità di funzionamento di un Fondo di garanzia è risultato molto basso (15%). Anche le imprenditrici, che dovrebbero essere i naturali fruitori di tale strumento, mostrano un grado di conoscenza piuttosto basso (23,3%). Infine, al campione intervistato è stato richiesto di indicare le caratteristiche più adatte per un Fondo di garanzia che operi prevalentemente a favore di iniziative presentate da donne. La caratteristica maggiormente indicata è risultata essere la possibilità di operare in tutti i settori economici (41,1%), la creazione di una riserva per la partecipazione al capitale di rischio è stata indicata dal 23,9%, mentre l'incremento della percentuale d’intervento dei fondi di garanzia dal 26,1%.
Da parte della totalità delle donne intervistate, la conoscenza del Fondo di garanzia gestito dal CITHEF risulta essere molto bassa: l’89,4%, infatti, non ne conosce l'esistenza. La percentuale maggiore di donne che ne sono a conoscenza è risultata essere quella delle imprenditrici (13,3%), ma è interessante rilevare come anche le occupate abbiano risposto affermativamente a tale quesito (nel 9,3% dei casi).